I misteri del Monte dei Cappuccini a Torino

Il Monte dei Cappuccini è un luogo magico per osservare Torino dall’alto. Dal punto panoramico si scorge la città che può essere immersa nella luce o nelle tenebre.

Mi piace salire fino al Monte dei Cappuccini e pensare a quante storie e misteri si celano tra quelle strade e dentro a quei palazzi dall’aria austera.

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Meta di fotografi, turisti e romantici il Monte dei Cappuccini è un luogo di Torino ricco di esoterismo e mistero, a partire dai Templari.

Facciamo un salto indietro nel tempo.

Nel1095 i Turchi volevano distruggere il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Alla notizia papa Urbano II indisse la prima crociata, una spedizione militare per difendere i luoghi sacri del cristianesimo. La crociata portò alla nascita, nel 1118, di un gruppo di frati guerrieri su iniziativa di Hugues de Payns.

L’ordine fu chiamato dei Templari perché aveva sede nel luogo dove si credeva fosse esistito il Tempio di Salomone.

Figure affascinanti, il mito dei cavalieri Templari crebbe fino a diventare una elite quando si iniziò a pensare che gli appartenenti avessero profonde conoscenze in esoterismo e simbologia segreta e possedessero niente meno che il Santo Graal.

Tutte leggende che permisero però ai Templari di accrescere la loro fama, il loro potere ed accumulare immensi beni materiali.

In Piemonte i Templari ebbero una presenza importante fra il XII e il XIV secolo; una delle loro sedi più famose fu proprio il Monte dei Cappuccini. In quegli anni la chiesa di Santa Maria non esisteva ancora. Fu costruita nel XVI secolo, si dice, nello stesso punto dove sorgeva un tempio dedicato a Giove.

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Alcune scoperte archeologiche testimoniano infatti tracce di pratiche religiose pagane, confermate dal ritrovamento di alcuni frammenti di marmo che, secondo lo storico di Corte Emanuele Tesauro, sono i resti di un’ ara dedicata al culto di Giove.

Il Monte sorge su un’altura boscosa di circa 280 metri. La strada che conduce alla sommità doveva essere in origine costellata di piloni votivi a ricreare una Via Crucis ma quel progetto non andò a buon fine. Si pose mano, invece, al rifacimento del percorso rendendolo percorribile alle auto.

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Durante gli scavi riaffiorarono i resti di decine di persone che, probabilmente, caddero vittime della peste tra la fine del Cinquecento e il 1630.

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Fu nel Seicento che la tradizione diede al Monte dei Cappuccini un alone di mistero enfatizzato da presenze sovrannaturali. Nel 1619, la Principessa Cristina di Borbone, figlia del Re di Francia Enrico IV, sposò il Principe di Piemonte Vittorio Amedeo, che alla morte del padre acquisì il titolo ducale, facendo passare il Piemonte dalla sfera di influenza spagnola a quella francese. Vittorio Amedeo I morì nel 1637, colto da malore dopo un banchetto, dando adito a discussioni infinite sulle reali cause della morte, dalle fonti ufficiali attribuita alle conseguenze di una malaria trascurata e dagli appassionati di congiure di palazzo da un avvelenamento. I notabili che assistettero alla morte del sovrano ne certificarono la volontà di riconoscere a Cristina di Francia la Reggenza. La capitale, invasa dalle truppe spagnole, nel 1640 fu assediata dai francesi. Nel maggio di quell’anno, i francesi penetrarono in città. Circa 400 popolani, terrorizzati dalla ferocia francese, cercarono rifugio nel Convento del Monte dei Cappuccini, ma i soldati, sfondato il portone di ingresso alla Chiesa e trucidarono chiunque capitasse a tiro. Un soldato si avvicinò all’altare e danneggiò il tabernacolo per impadronirsi dell’argento.

Improvvisamente una fiammata uscì dall’altare ustionando il viso del soldato, mettendo in fuga lui e i suoi compari di saccheggio. Quell’evento fu considerato opera di una forza soprannaturale e ne fu anche riconosciuta la natura miracolosa, ma non mancano gli scettici. Antonio Manno, nel suo Diario dell’Assedio del 1640, contesta l’intervento divino ravvisando invece la causa della fiammata nello scoppio di una fiasca di polvere da sparo. Il miracolo del Monte non è il solo episodio con connotazioni misteriose. Si racconta di una presenza impalpabile che, aleggiando attorno al Monte, si mostra alle coppie di innamorati. Nel 1989 si scoprirono nel giardino i resti mortali di un uomo che riposavano accanto a due fornelli di pipa in ceramica bianca di ottima fattura. Quei resti sono stati identificati come appartenenti al Conte Filippo San Martino d’Agliè.

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